Solo un giornalista enogastronomico?

«Mi chiamò Veronelli e mi disse: occupati dei vini della Sardegna»

 MAGOMADAS.Gilberto Arru è nato qui nell'aprile del 1949. La sua passione per l'enogastronomia è una sorta di malattia cronica, risale al periodo giovanile. «Nei primi anni Settanta si iniziava a parlare di corsi di degustazione, cosi anch'io ho frequentato un corso di sommelier», inizia a rievocare. «Ma la mia curiosità non si fermava li: volevo capire l'origine del vitigno. Cosi la mia ricerca iniziò proprio dalla malvasia. Mi appoggiavo all'Università di Portici, che era una delle più importanti del Meridione d'Italia in questo settore. Per anni feci il topo di biblioteca a Portici, studiando le pubblicazioni più antiche e rare».

Risale a quegli anni l'incontro ('una fortuna") con Gino Veronelli. «In quel periodo- dice Gilberto Arru-conobbi padre Eligio, che venne a casa mia, a Magomadas. Assaggiammo la malvasia: padre Eligio ricordava don Chessa, il prete di Mòdolo che per primo gli aveva fatto conoscere la malvasia di Bosa. Con Veronelli mi ritrovai qualche tempo dopo in Friuli ad un convegno sui vini. Fu lui ad incoraggiarmi a fare il giornalista enogastronomico. Mi fece conoscere il direttore della Rai di Udine, Isi Benini. Io collaboravo già con Fernando Pilia che dirigeva la rivista ‘Gastronomia e vini di Sardegna'. Iniziai a collaborare con la Rai proprio grazie a Isi Benini». Un giorno Benini gli disse: hai fatto un bel lavoro e da questo mese vorrei un pezzo anche per il mio giornale. Lui dirigeva un mensile specifico, ‘Il vino'. «In quello stesso periodo - ricorda Arru - Veronelli mi fece collaborare all'enciclopedia sui vini e le acquaviti. Curai la parte che si riferiva alla Sardegna. Era quello il tempo in cui si iniziava a parlare di vini in televisione, Veronelli conduceva una trasmissione molto seguita, con Ave Ninchi. Spesso sono stato suo ospite per parlare della Sardegna». Gilberto Arru ha scritto 'Mangiare e bere in Sardegna", uscito a Genova, quattro edizioni. Un altro libro l'ha pubblicato con un editore di Casale Monferrato. Poi ha scritto un libro sui vini della Sardegna e uno sui vini da dessert italiani, senza contare le collaborazioni a testi di carattere generale. «Uno dei miei prossimi libri avrà come titolo 'Non raccontatemi cazzatè", annuncia Arru. «In questi anni ho sentito un numero tanto grande di sciocchezze sul vino e sulla gastronomia che mi è venuta una voglia matta di uscire allo scoperto». Con 'Il Gambero Rosso" ha iniziato a collaborare quando era ancora un inserto del Manifesto, nei primi anni Ottanta 'Poi se ne staccò diventando una testata a sé, ma sempre in via Tomacelli, la sede romana del Manifesto", precisa. Sul filo della memoria Gilberto Arru torna a una delle sue prime esperienze: «Lavorai in Sicilia e ne tornai soddisfatto e scioccato allo stesso tempo. C'erano troppi politici di mezza tacca: alcune cantine lavoravano male, si salvavano solo quelle dove non era arrivata la corruzione. In quel primo anno assegnai i famosi 'tre bicchieri" ad aziende importanti, il marsala e la malvasia delle Lipari, un vino meraviglioso. Sempre con 'Il Gambero Rosso assegnai il riconoscimento dei tre bicchieri alla malvasia di Contini del 1971. Guarda caso, quel riconoscimento è coinciso con la prima denominazione di origine controllata della Sardegna».

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